Pene corto/micropene

Pene corto/ micropene

Le dimensioni del pene sono spesso state durante la storia un motivo di ansia per l’ uomo. Ancora oggi molti uomini desiderano e richiedono al proprio urologo-andrologo interventi di ingrandimento del pene al fine di accrescere la fiducia in sé stessi e di impressionare le proprie partner.

Esistono sia cause psicologiche che cause organiche alla base del pene piccolo (micropene).  Per quanto riguarda le prime, la  dismorfofobia peniena consiste nella convinzione o paura di avere un pene troppo piccolo e/o di presentare altre anomalie del prepuzio e del glande. Tale patologia può determinare  ansia, depressione  e condurre ad una condizione di isolamento sociale in cui il paziente rifiuta il contatto con gli individui di sesso femminile.

Oltre alle già citate cause psicologiche esistono anche cause organiche per le quali,  sia nell’età infantile che in quella adulta, si osserva una conformazione ridotta delle dimensioni del pene. In tali casi è possibile rilevare una vera e propria forma patologica di micropene, in cui le dimensioni dell’ organo genitale in erezione non raggiungono i sette centimetri.

In alcune malattie genetiche e alterazioni cromosomiche, come ad esempio nella sindrome di Klinefelter, l’individuo maschile nasce con una conformazione anatomica dei genitali esterni essenzialmente poco sviluppata. Tale patologia è associata ad altri sintomi come il ritardo mentale. In caso di obesità  il pene risulta parzialmente coperto dal grasso sovrapubico dando luogo alla cosiddetta sindrome del pene sepolto. Inoltre, vi sono soggetti di statura molto alta in cui effettivamente le dimensioni del pene risultano molto piccole ovvero sproporzionate rispetto alla mole dell’ individuo. In alcune patologie caratterizzate da difetti ormonali come nell’ ipogonadismo ipogonadotropo si assiste ad un difetto di sviluppo dei genitali maschili. Infine altre malattie di tipo funzionale, come ad esempio l’ipospadia (lo sbocco anomalo del meato uretrale), se non risolte chirurgicamente, possono impedire un corretto sviluppo del pene e una  regolare funzionalità erettile. Per risolvere alcune delle forme più gravi di micropenesi ricorre essenzialmente agli interventi chirurgici.

Criteri di normalità delle dimensioni del pene: Da diversi studi effettuati sulla misurazione delle dimensioni del pene nella popolazione normale, seppur influenzati dalla differenza delle varie tecniche di misurazione utilizzate, si è  S+stabilito che le dimensioni standard, ovvero relative alla media della popolazione (normalità statistica) sono in lunghezza pari a 8-10 cm per lo stato di flaccidità e di 12-16 cm per lo stato di erezione. Inoltre, allo stato di erezione la circonferenza del pene di un soggetto normale deve superare i 12 cm. Tali parametri sono stati stabiliti misurando il pene dal pube alla punta del glande tenendo stirato l’ organo. La maggior parte degli autori considera nell’ adulto micropene un organo genitale le cui dimensioni sono inferiori ai 4 cm alla stato flaccido e minori di 7,5 cm allo stato di erezione. Pertanto, in tali casi è possibile considerare un intervento chirurgico di allungamento del pene.

Quando il disagio è prevalentemente di natura psicologica diventa necessario un intervento psicosessuologico utile a ridimensionare il vissuto catastrofico, che si manifesta nell’espressione di una precisa inadeguatezza fisica. La possibilità di rieducare e fare riappropriare alcuni uomini della loro sicurezza e stima di sé è alla base di una modifica e di una migliore percezione di alcune parti del proprio corpo. Per quanto riguarda l’organo genitale, probabilmente si tratta di riappropriarsi di uno status di “potere” necessario al buon funzionamento intimo e soprattutto “relazionale”. La terapia è pertanto mirata al miglioramento della percezione del sé corporeo, attraverso delle sedute che documentino al soggetto come egli si trovi in una condizione di normalità.

Trattamento chirurgico

Nel caso di vere e proprie anomalie anatomiche e/o funzionali come quelle sopra descritte , o in caso di fallimento della terapia psico-sessuologica, è lecito ricorrere al trattamento chirurgico. Fra i vari proposti il metodo più efficace e più frequentemente utilizzato è rappresentato dalla sezione del legamento sospensore del pene. Tale legamento è una continuazione della fascia di Buck, una delle membrane che avvolge il pene, che si inserisce sull’osso pubico: ha la funzione di mantenere il pene tirato all’indietro e all’insù, pertanto la sezione del legamento determina lo slittamento della parte pendola del pene in avanti e leggermente in basso, ottenendo un sostanziale allungamento.

Estensori penieni

Gli estensori penieni sono dei dispositivi esterni che mantengono il pene stirato. Vanno applicati per molte ore al giorno, per molti mesi. Richiedono pertanto un impegno costante e frequente. Sebbene tali dispositivi siano largamente pubblicizzati, specie attraverso il web, allo stato attuale vi sono evidenze scientifiche molto deboli e frammentarie che ne dimostrino la loro reale efficacia. Inoltre, ll loro impiego, specie se effettuato senza una opportuna istruzione e monitoraggio da parte di un esperto urologo-andrologo, è gravato da gravi e frequenti complicanze come le infezioni, le infiammazioni, gli ematomi e le ecchimosi, che, nei casi più gravi richiedono l’ intervento in urgenza da parte dello specialista. Tuttavia, sebbene la loro efficacia non sia mai stata dimostrata, alcuni autori ne suggeriscono l’ utilizzo dopo l’ intervento chirurgico di sezione del legamento sospensore.